Scontro in Regione su scuola e “nidi gratis”: emendamenti bocciati, botta e risposta tra Pd e assessora Ferro

La polemica è esplosa il 18 dicembre dopo il no della maggioranza agli emendamenti del Partito Democratico sul bilancio per la scuola. Il giorno successivo l’assessora Simona Ferro ha rivendicato «investimenti record» e definito le proposte dell’opposizione «populiste». Oggi la controreplica del gruppo Pd: «Ritardi fino a un anno nei rimborsi, ai Comuni servono risorse per anticipare i contributi alle famiglie»


La discussione sul bilancio regionale e sulle politiche per l’istruzione si è trasformata, in pochi giorni, in un confronto sempre più acceso tra maggioranza e opposizione. Tutto parte il 18 dicembre, quando i consiglieri del Partito Democratico Federico Romeo, Carola Baruzzo, Enrico Ioculano e Simone D’Angelo denunciano la bocciatura, da parte della maggioranza, di tutti gli emendamenti presentati in materia di scuola.

Secondo il Partito Democratico, il pacchetto di proposte aveva un obiettivo preciso: rafforzare le risorse per scuola statale, paritarie, scuole dell’infanzia convenzionate e asili nido, aumentare borse di studio e interventi per l’inclusione, oltre a introdurre una misura sperimentale di “nidi gratis” dal 2026 con un meccanismo di rimborso ai Comuni per conto delle famiglie. Nel comunicato, i consiglieri parlano di scelta “grave” e “vergognosa”, sostenendo che senza programmazione e fondi adeguati non possa esserci una politica credibile sul diritto allo studio.
La replica della giunta: “Risorse già previste e proposte dannose”
Il giorno successivo arriva la risposta dell’assessora regionale alla scuola Simona Ferro, che ribalta la lettura dell’opposizione: gli emendamenti sarebbero stati respinti perché, in alcuni casi, chiedevano risorse che vengono assegnate con l’assestamento di luglio e, in altri, perché impostati in chiave “propagandistica”.
Ferro rivendica un incremento degli stanziamenti negli ultimi anni e indica alcuni numeri come prova dell’impegno regionale: sostegni per libri e spese scolastiche, e la misura “nidi gratis” introdotta nel 2024 con una dotazione iniziale annua. Sul punto più contestato, l’assessora critica l’ipotesi di far transitare i contributi attraverso i Comuni, definendola un passaggio macchinoso che rischierebbe di rallentare i pagamenti e, politicamente, di prestarsi a letture strumentali. Respinge anche l’accusa di un piano per il diritto allo studio fermo al 2011, ricordando un aggiornamento intervenuto negli anni successivi.
La controreplica di oggi: “Il problema sono i tempi, non la bandiera”
Oggi il gruppo Pd in Regione torna sul tema e sposta il fuoco su una criticità pratica: le tempistiche di erogazione dei bonus, che – secondo quanto affermano – possono arrivare da sei mesi fino a un anno, costringendo le famiglie ad anticipare somme che non sempre sono in grado di sostenere.
Da qui la difesa della proposta bocciata: far passare i fondi dai Comuni servirebbe, per il Pd, a anticipare concretamente i contributi e a tamponare i ritardi, rendendo strutturale un meccanismo che alcuni enti locali starebbero già valutando. Il gruppo dem definisce “imbarazzanti” le dichiarazioni dell’assessora, accusandola di leggere la questione solo in chiave politica e non dal punto di vista dei disagi reali.
Il confronto, in sostanza, ruota attorno a due piani: da una parte la maggioranza rivendica stanziamenti e strumenti già attivi, dall’altra l’opposizione insiste sulla necessità di cambiare il meccanismo operativo per evitare che i sostegni arrivino troppo tardi. Un tema destinato a rimanere al centro del dibattito, perché tocca la quotidianità di famiglie e servizi educativi, oltre che la strategia complessiva sul diritto allo studio.
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